martedì 16 aprile 2013

Le terme libere a Viterbo (Free Hotsprings in Viterbo)

Il bacino idrotermale delle Terme di Viterbo
Il bacino termale di Viterbo è molto ricco di acque che vengono classificate in base alla temperatura e alla composizione chimica.

Emergenza di acqua termale delle terme di viterbo
Le acque si distinguono in ipertermali (con temperatura compresa tra 40 e 65°C) chimicamente classificate come sulfuree-solfato-bicarbonato-alcalino-terrose.
Termali (30-40°C) ed ipotermali (20-30°C) di tipo bicarbonato-solfato-alcalino-terrose, talvolta carboniche, spesso carbonico-ferruginose.
Sorgente del Bulicame: È quella più conosciuta ed ha una temperatura di uscita di 58°C.

Sorgente Bulicame a Viterbo

Fuoriesce in un laghetto con un profondo cratere naturale molto caratteristico e protetto da una struttura trasparente.
Di fronte all’entrata del parco, inoltre, è possibile visitare il rigoglioso Orto Botanico dell’Università degli Studi della Tuscia.
Sorgente delle piscine Carletti:
Sorgente ipertermale ha una temperatura di  uscita di circa 58°C, ed alimenta diverse vasche che sono la meta scelta da viterbesi e turisti.

Fonte termale delle piscine carletti
Terme del Bacucco: Poste al limite settentrionale del bacino termominerale lungo la Strada Martana, queste sorgenti, dalla temperatura di 39°C e non più visibili in superficie, hanno attualmente una scarsa portata.
Anticamente però erano molto più grandi, come testimoniano i resti dei maestosi edifici termali romani presenti nelle vicinanze.
Sorgente termale delle Zitelle:
Sono due sorgenti, di cui una è spontanea e ha una temperatura di 56°C, mentre l’altra (65°C) deriva da una trivellazione che è stata in seguito richiusa.
Quest’area non è accessibile per i bagnanti.
Terme del Bagnaccio: Quest’area comprende diverse sorgenti, sia ipertermali (65-66°C) che ipotermali (23-29°C), con alcune emissioni di gas che qualche volta vengono utilizzati per le insufflazioni.
Le cinque vasche ospitano in ogni stagione molta gente.
Sorgenti termali delle terme Masse di San Sisto:
Situate all’estremità meridionale del bacino, allo svincolo della Superstrada Orte-Viterbo sulla S.S. Cassia Sud (Località Palliano), comprendono una sorgente calda (58°C) ed una fredda (18°C).
Sono anch’esse luogo di ritrovo per i bagnanti.
Altre sorgenti ipertermali minori: Presenti nel territorio viterbese, e in qualche caso ormai interrate, sono il Troscione, S. Albino, Gigliola, Uliveto, S. Valentino, S. Giorgio, Crociata, della Grotta, Piazza d’Arme, Asinello, S. Cristoforo, e infine altre sorgenti localizzate all’interno dell’area militare.
Queste aree non sono fruibili.
Acque termali e ipotermali di Viterbo:La sorgente attualmente di maggior rilievo tra quelle appartenenti a questa categoria è la Fonte Acqua Rossa, falda ipotermale (22-24°C) particolarmente ricca di acido carbonico (presente puro al 99%).
Situata al di fuori del bacino termale propriamente detto, si trova al km. 6 della Strada Teverina,vicino a pozzi di epoca romana.
Altre sorgenti termali viterbesi minori sono:
L'acqua del Molino, carbonico-ferruginosa, localizzata a valle dell’Acqua Rossa.
Alcune sorgenti fredde presenti in Località Solfatara, a nord di Ferento, che hanno un elevato contenuto di acido carbonico ed esalano idrogeno solforato.
Queste acque si raccolgono in una specie di laghetto dove si possono vedere depositi ferrosi e solfurei.
La sorgente milza, carbonica, situata lungo la Strada Bagni e attualmente non più visibile in superficie.
La sorgente magnesiaca, carbonica, posta alle spalle dello stabilimento termale “Terme dei Papi”.
La ferruginosa, detta anche Bagno del Papa, localizzata anch’essa all’interno delle “Terme dei Papi”, presenta una notevole quantità di idrossido di ferro.
Un’ulteriore tipologia di acque è rappresentata da quelle medio-minerali tra esse la più rilevante è la sorgente Pisciarello (15°C), che, dalla località omonima, viene convogliata fino a una fontana sita nella piazza principale di Bagnaia (frazione di Viterbo) ed è utilizzata per le sue straordinarie proprietà diuretiche.


Terme del Bagnaccio a Viterbo
Sorgenti termali del Bagnaccio (Strada Castiglione - distanza dal centro di Viterbo circa 8 Km) : Quest’area termale gratuita comprende diverse sorgenti, sia ipertermali (65-66°C) che ipotermali (23-29°C), accompagnate da notevoli emissioni di gas.
Vista delle Terme Bagnaccio
Il bagnaccio si trova in aperta campagna tra la strada martana e la strada castiglione.
Le cinque vasche del bagnaccio ospitano in ogni stagione numerosi bagnanti e persone che utilizzano i vapori per le insufflazioni.
Attualmente anche nell'area del bagnaccio, pur essendo ad ingresso gratuito, non sono presenti servizi di alcun genere ed il parcheggio è libero e non custodito ma facilmente accessibile e vicinissimo alle pozze termali.
I bagnanti si organizzano in piccoli gruppi,talvolta in associazioni, per effettuare le operazioni di pulizia dell’area e la manutenzione delle vasche termali.
Una panoramica del Bagnaccio a Viterbo
Anche al bagnaccio è possibile bagnarsi in inverno vista l’elevata temperatura dell’acqua termale.
Per il centro termale del bagnaccio non esiste servizio bus di linea.
Nelle vicinanze del centro termale del Bagnaccio non ci sono strutture di accoglienza né Bar Ristoranti.
Una vista delle pozze delle terme del bagnaccio a ViterboPeraltro la distanza del bagnaccio da Viterbo non è molta e si può quindi tranquillamente far base in città per dormire e per la cena (numerosissimi sono i bed and breakfast e i ristoranti-pizzerie) per poi godere delle pozze del bagnaccio durante il giorno o in prima serata (d’estate è molto gradevole fermarsi a fare il bagno termale dalle 19 fino all’imbrunire).
Le vasche del bagnaccio ViterboPotete visualizzare la posizione del bagnaccio nella sezione mappa delle zone termali.

Terme delle Piscine Carletti a Viterbo
Sorgente termale delle Piscine Carletti (Strada Terme - distanza circa 2,5 Km dal centro di Viterbo): Questa zona ipertermale gratuita è costituita da due sorgenti con caratteristiche simili a quelle del Bulicame ed è situata in prossimità dell’incrocio tra strada Terme e la Strada Tuscanese.
Piscine Carletti - Zona termale gratuita a Viterbo
L’acqua termale ha una temperatura in uscita di circa 58°C, ed alimenta diverse vasche che sono la meta di molti viterbesi e turisti.
La zona dispone di un grande parcheggio non custodito molto vicino alle sorgenti, ma non dispone di illuminazione notturna,né di altri servizi.
Grande parcheggio alle piscine carletti a Viterbo
L’area è circondata da zone a prato dove volendo ci si può sdraiare per il relax o un bagno di sole.
Le Piscine Carletti nella zona termale delle Terme a Viterbo di ViterboAlle piscine Carletti è molto gradevole fare il bagno anche in inverno vista l’alta temperatura delle acque che nelle pozze,ricambiandosi,rimane sempre calda.
Le pozze termali Carletti a ViterboLa fermata dell’autobus urbano proveniente da Viterbo centro è a pochi metri da queste sorgenti.
Il bar trattoria più vicino è a circa 250 metri.
Come organizzare una o più giornate alle Piscine Carletti: Il consiglio è quello di munirsi di tutto il necessario per asciugarsi o stendersi al sole dopo il bagno termale,quindi asciugamano e poi a piacimento sedie o sdraio.
Area termale delle Terme di ViterboL’area non ha alberi né zone d’ombra quindi attenzione alle ore più calde della giornata in estate.
Per utilizzare queste fonti e le piccole piscine non dovrete chiedere né permessi e né autorizzazioni, basterà utilizzare le buone regole di convivenza e ricordarsi una busta per non gettare i propri rifiuti fuori dai cassonetti.
Queste fonti sono accessibili tutto l’anno a tutte le ore.
Se volete soggiornare più di un giorno a Viterbo sono presenti sul territorio,anche nei dintorni di questa area,numerosi B&B,che offrono ospitalità familiare a buoni prezzi e consigli sulle migliori trattorie e pizzerie di Viterbo.
Potete visualizzare la posizione delle Piscine Carletti nella sezione mappa delle zone termali.
Terme delle Masse di San Sisto
La zona termale delle masse di san Sisto è situata all’estremità meridionale dell’area termale di Viterbo, in corrispondenza allo svincolo della Superstrada Orte-Viterbo sulla S.S. Cassia Sud (Località Paliano).

La zona termale attrezzata delle masse di san sisto a Viterbo
La zona delle terme delle masse di San Sisto è pulita e ben organizzata anche se spesso,vista la grande affluenza di pubblico,i posti a disposizione sono davvero pochi,anche perché quest’area è di modeste dimensioni.
Area termale attrezzata Masse di san Sisto
Nelle terme delle masse di San Sisto sono presenti due vasche termali,una abbastanza grande con acqua termale calda ed una più piccola con acqua termale tiepida (circa 18°c).

Questa particolarità delle terme delle masse di San Sisto di Viterbo permette di provare la sensazione del salto termico da una pozza all’altra.
Massi di san sisto a Viterbo

A disposizione dei bagnanti nelle terme delle masse di San Sisto poi ci sono un grande prato verde,servizi igienici,un piccolo spaccio per bevande,delle cabine per cambiarsi d’abito e le docce.
Ad eccezione di brevi periodi di tempo necessari alla pulizia delle vasche termali,il bagno si può fare sempre,anche nelle ore notturne (molto suggestive) fino al mattino.
Le Terme dei Massi di san sisto

Adiacente alla zona delle Terme dei Massi di San Sisto è presente un ampio parcheggio per le autovetture.
La zona termale delle masse di San Sisto è gestita attualmente dall’associazione "Le Masse di San Sisto".

Area termale organizzata delle Masse di san sisto a Viterbo
Basta sottoscrivere una tessera annuale accettando lo statuto ed il regolamento dell'associazione e versare una modesta quota associativa annua.
Ci risulta che per i portatori di handicap e per i pellegrini romei che passano proprio sulla Cassia dove si trovano le Masse di san Sisto, l’ingresso nelle terme delle masse di San Sisto è gratuito.
Piscine termali delle Masse di San Sisto

Le tessere di iscrizione per l'accesso alle terme delle masse di San Sisto normalmente vengono fatte in loco (adesione all'associazione).
Potete vedere la collocazione geografica della zona delle Terme delle Masse di San Sisto di Viterbo nella sezione Mappa delle zone termali.
Le Terme del Bullicame a Viterbo
Sorgente termale del Bulicame (Strada Bulicame - distanza dal centro di Viterbo circa 2,5 Km): E’ situata in zona centrale rispetto al parco omonimo posto in prossimità dell’intersezione tra la Strada Tuscanese e la Strada Terme (a circa 300 metri).
Area Termale del Bullicame a Viterbo
Purtroppo al momento le vasche per i bagnanti della zona bullicame sono vuote o semivuote e non è possibile fare il bagno,anche se la sorgente principale è attiva ma non accessibile.
Sorgente termale del bullicame
L’affioramento principale di acqua termale bollente del bullicame è situato in un laghetto formato da un profondo cratere naturale e protetto da una struttura trasparente.
Affioramento principale del Bullicame a Viterbo

A sinistra della sorgente del bulicame una stele riporta i versi della Divina Commedia dantesca in cui è citato il Bulicame.
La stele che riporta i versi di Dante

L’ingresso al parco del bullicame è gratuito ma la zona non presenta servizi di alcun genere.
maliIl bullicame a Viterbo - Le pozze termali
Il parcheggio è piccolo e non custodito.
La fermata dell’autobus urbano è a circa 200 metri dalla sorgente termale del bulicame.
Puoi visualizzare la collocazione geografica del Bulicame nella sezione mappa delle zone termali.


giovedì 20 settembre 2012

VITERBO, LE MURA E LE PORTE

Dal blog di Daniela Stampatori, Guida Turistica di Viterbo: 

http://guidaturisticadiviterbo.blogspot.it/2010/09/le-mura-di-viterbo.html


Le mura di Viterbo

Come già accennato in precedenza, il centro storico di Viterbo è cinto da un circuito murario in peperino, che si estende per circa 4 km. Nonostante i numerosi restauri ed interventi di manutenzione subiti attraverso i secoli, il tracciato rimane sostanzialmente quello realizzato tra l’XI ed il XIII secolo: il primo tratto fu infatti innalzato dal 1095, in concomitanza con la nascita di una struttura organizzativa di tipo comunale, ed assunse il suo aspetto definitivo nel 1268. Gli aspetti più caratterizzanti sono la presenza, ancora oggi, di numerose torri e porte urbiche (in tutto quattordici: di alcune ne rimane solo traccia, altre furono chiuse e riaperte in diverse epoche). Il complesso murario è il risultato di più fasi costruttive legate alla storia della città, dalla fondazione al periodo di maggior splendore, fino al declino dai primi anni del XIV secolo, quando i Pontefici lasciarono Viterbo ed il Lazio per rifugiarsi ad Avignone. Nonostante l’evoluzione delle tecniche costruttive, rimase costante l’impiego di determinati materiali, di cui cambiarono solo le pezzature e le modalità di posa: i più utilizzati, tutti facilmente reperibili nella zona del viterbese, erano il peperino ed il tufo legati con un impasto di calce e pozzolana.
Nonostante le diverse fasi costruttive dell’intero circuito murario, alla fine del XIII secolo Viterbo doveva presentare una struttura difensiva piuttosto omogenea e, come già detto, i restauri e gli interventi di manutenzione dei secoli successivi non hanno modificato il tracciato originale, sebbene  numerosi crolli e danneggiamenti abbiamo interessato soprattutto il tratto orientale (in particolare a seguito dei bombardamenti  della seconda guerra mondiale). 

The walls of Viterbo
As mentioned above, the historical center of Viterbo is surrounded by a circle of walls in lava stone, which extends for approximately 4 km. Despite extensive restoration and maintenance suffered through the centuries, the route remains substantially realized that between the eleventh and thirteenth centuries: the first part was in fact raised from 1095, coinciding with the birth of a municipal-type organizational structure, and assumed its final appearance in 1268. The most distinctive features are the presence, even today, many of the towers and city gates (all fourteen of some remains only track, others were closed and reopened several times). The whole wall is the result of several phases of construction related to the history of the city, from the foundation to the period of greatest splendor, until the decline of the early fourteenth century when the popes left Viterbo and the Lazio to take refuge in Avignon. Despite the evolution of construction techniques, remained constant use of certain materials, which changed only the sizes and the method of installation: the most used, all readily available in the area of Viterbo, were the tuff and tuff associated with a mixture of lime and pozzolana.
Despite the different phases of construction of the circuit wall at the end of the thirteenth century Viterbo had to submit a defensive structure rather homogeneous and, as already mentioned, the restoration and maintenance of later centuries have not changed the original route, although several collapses and damage have affected mainly the eastern section (in particular as a result of the bombing of the Second world War).

LE PORTE DI VITERBO:


Viterbo Città d'Arte - Porta della Verità
Fu chiamata anticamente Porta dell'Abate per la sua vicinanza con l'abbazia di S. Maria della Verità. Sopra la porta sono posti gli stemmi di Benedetto XIII, del governatore Oddi, del vescovo Sermattei e del comune di Viterbo. L'epigrafe, collocata sulla sua sommità, ricorda che nel 1728 per comodità il Comune provvide ad allargare la rozza e vecchia porta ormai in rovina.

Viterbo City of Art - Door of Truth
It was formerly called Port of Abbot for its proximity to the Abbey of St. Mary of Truth. Above the door are placed the arms of Benedict XIII, the governor Oddi, Sermattei the bishop and the town of Viterbo. The epigraph, placed on its top, remember that in 1728 the City for convenience provident to enlarge crude and old door in ruins.



                                                    




Sopra la porta è posto l'epigrafe, collocata sulla sua sommità a ricordo che nel 1728 per comodità il Comune provvide ad allargare la rozza e vecchia porta ormai in rovina.

Above the door is placed the inscription, placed on the top to remind you that in 1728 the City Council for convenience provident to enlarge crude and old door in ruins.


Sopra la porta è posto lo stemma di Benedetto XIII.
Above the door is placed the emblem of Benedict XIII.



Sopra la porta è posto lo stemma del governatore Oddi.
Above the door is placed the coat of arms of the governor Oddi.



















giovedì 9 agosto 2012

MUST SEE IN ITALY...TUSCIA!


Tuscia is a rugged, relatively unknown corner of Italy situated in Lazio, not far from Rome. With fortressed medieval villages, a fascinating history, as can be seen from the various ruins and archaeological sites in the area, and a landscape made of ravines, rocky outcrops and volcanic lakes, this area is well worth visiting.





Stretching from the North of the Roman province up to Lake Bracciano, Tuscia as an area got its name from the fact that it was once the heartland of the Etruscan culture. Many of the towns and villages we still see today, with houses, cellars and fortresses literally carved into the rocks, were built on the site of the original Etruscan villages, although there are still untouched ruins to explore, both of Etruscan and Roman origin. 




Some of the things truly worth seeing include the Etruscan necropolis at Corviano, where you get a fascinating insight into the beliefs and lifestyles of these people, the Medieval monastery of San Nicolao, where you can explore the ruins and enjoy the scenery, and the “Monster Park”, a 16th century garden full of stone carvings of monsters and mythological creatures.






Because Tuscia is relatively unknown, you can find plenty of traditional, tourist-free Italian towns with tavernas serving delicious local food prepared in an authentically Italian manner, including cheeses, mushrooms, sausages and bread with that deliciously smoky taste that comes only from being baked in a wood oven. All washed down with locally produced wine, of course...



Given the particular geographic location of Tuscia’s territory, its cooking can be considered a successful mix of taste, smells and simplicity, reminding us of the Roman, Tuscan and Umbrian cooking. 
The traditional dish is the “acquacotta” composed by four basic elements: homemade stale bread (by stale we mean a few days old), leaf vegetables (wild chicory as a prime choice), together with potatoes, tomatoes and onions, wild mint and extra virgin olive oil. 
You can taste this simple but genuine local cooking in selected trattorias. 







mercoledì 18 gennaio 2012

LA VIA FRANCIGENA, in viaggio per l'Europa.


In età medioevale il pellegrinaggio da ogni parte d'Europa verso i Luoghi Santi contemplava le tre peregrinationes maiores, mete fondamentali della religione cristiana: Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo, Santiago di Compostela dove l'apostolo San Giacomo aveva scelto di riposare in pace e Gerusalemme in Terra Santa. 
Ad oggi si può ricostruire parte del percorso che veniva battuto all'inizio del primo millennio grazie al documento lasciato da Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che nel 994 scrisse dei quei luoghi che furono le tappe del suo ritorno a casa da Roma a Canterbury.


Per il pellegrino questo viaggio non era un'avventura o un rischio ma un atto di devozione. Era percorso per lo più a piedi in segno di penitenza, alla ricerca di redenzione, e ci si poteva fermare solo in quei luoghi considerati sacri dalla Chiesa. Le vie praticate corrispondevano alle Strade consolari romane battute anche dagli eserciti, teatro inoltre di intensi scambi commerciali. Il devoti non viaggiavano isolati ma in gruppo e portavano con se le insegne del pellegrinaggio: la conchiglia per Santiago di Compostela, la croce per Gerusalemme, la chiave per San Pietro a Roma


Il tratto della via Francigena, o Romea, era percorso dei devoti che venivano in gran numero in Italia provenienti prevalentemente in età post carolingia dalla Francia, da questo il nome Francigena: proveniente dalla terra dei Franchi. 
Valicate le Alpi alcuni si fermavano alla volta di Roma in visita alla tomba dell'apostolo Paolo, altri scendevano lungo la penisola raggiungendo il porto di Brindisi non prima di aver visitato l'importante tappa del Santuario di San Michele Arcangela sul Gargano, in provincia di Foggia.


Nell'area viterbese la via Francigena, proveniente da Siena, tagliava il territorio in senso nord sud-est toccando i centri di maggiore interesse: Proceno, Acquapendente, San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, qui il percorso si divideva in due tratti, verso San Martino al Cimino e Ronciglione sul versante est del Lago di Vico e a ovest verso Vetralla, per poi ricongiungersi a Capranica, procedendo a sud verso Sutri, Monterosi fino alla volta di Roma. 


La presenza di questi percorsi, con la grande quantità di persone provenienti da culture anche molto diverse tra loro, ha permesso un eccezionale passaggio di segni, emblemi, culture e linguaggi dell'Occidente Cristiano. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati. Un passaggio continuo che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto, forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell'Europa moderna; è nota la frase del poeta Goethe secondo cui la coscienza d'Europa è nata sulle vie di pellegrinaggio. 


A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata "Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa" assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale.


***




In medieval times the pilgrimage from all over Europe to the Holy Places contemplated the three pilgrimages, an essential goal of the Christian religion: Rome, site of the martyrdom of Saints Peter and Paul, Santiago de Compostela where the apostle St. James was chosen to rest in peace in the Holy Land and Jerusalem.
To date, we can reconstruct the path that was beaten at the beginning of the first millennium, thanks to the document left by Sigeric, Archbishop of Canterbury, who wrote in 994 of those places that were the stages of his return home from Rome to Canterbury.


For the pilgrim on this trip was not an adventure or a risk but an act of devotion. Route was mostly on foot as a sign of repentance, seeking redemption, and we could only stop in those places considered sacred by the Church. The practiced way corresponded to the Roman consular roads also beaten by the hosts, the theater also has extensive trading. The devotees never traveled in groups and isolated but brought with them the insignia of pilgrimage: the shell for Santiago de Compostela, the cross of Jerusalem, the key to St. Peter's in Rome


The section of the Via Francigena or Romea, was the path of the devotees who came from Italy in large numbers mainly in the post Carolingian France, by this name Francigena from the land of the Franks.
Some crossed the Alps to Rome stopped visiting the tomb of the apostle Paul, others ran down the peninsula at the port of Brindisi not before visiting the landmark Shrine of St. Michael Arcangela Gargano in the province of Foggia.


In Viterbo the Via Francigena, from Siena, cut the territory in a north-south east touching the centers of interest: Proceno, Acquapendente, San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, here, the route was divided into two sections , to San Martino al Cimino and Ronciglione on the east side of Lake Vico and west to Vetralla, then join in Capranica, proceeding south to Sutri, Monterosi up to Rome.


The presence of these pathways, with the vast amount of people from cultures very different from each other, has allowed an exceptional step of signs, emblems, cultures and languages ​​of the Christian West. They are still found on the territory of the memories of this passage that has deeply structured settlement forms and traditions of the places visited. A continuous passage that has allowed the various European cultures to communicate and make contact, forging the basic cultural, artistic, economic and politics of modern Europe, is known phrase of the poet Goethe that the conscience of Europe was born on pilgrimage routes.


Since 1994, the Via Francigena was declared "Cultural Route of the Council of Europe" assuming, like the Camino de Santiago de Compostela, a supra-national dignity.

mercoledì 4 maggio 2011

SANTA ROSA DA VITERBO

La Storia: 


Rosa nasce a Viterbo nell’anno 1233, il contesto storico entro cui la giovane Santa opera vede l’Imperatore Federico II impegnato ad ottenere il controllo di Viterbo a discapito dello Stato della Chiesa; così in quel periodo le strade della città si prestano da scenario a cruenti combattimenti tra fazioni rivali (guelfi e ghibellini), con assedi, eserciti e trattati di pace non rispettati.
I genitori di Rosa, Caterina e Giovanni, hanno modeste origini ed educano la bambina nell’amore e nel rispetto di Dio, seguendo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi.
La casa dove vive la giovane Santa con i propri genitori è situata vicino al Monastero delle Clarisse, dove Rosa cerca di entrare, ma provenendo da una famiglia povera, questo le viene negato; decide allora di operare tra le vie di Viterbo come terziaria, conducendo una vita di penitenza e di carità verso i poveri ed i malati. Rosa professa apertamente la pace girando per le vie della città, con il Crocifisso e con altri segni di pietà.
Questo suo modo di predicare, in un tempo in cui imperversano aspre lotte fra opposte fazioni politiche, divide gli animi dei cittadini, così l’Imperatore decide di bandirla con tutta la sua famiglia.
Rosa durante l'esilio vive prima a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano e rientra a Viterbo solo dopo la morte di Federico II (1250). Rosa nasce con una rarissima e grave malformazione fisica caratterizzata dalla assoluta mancanza dello sterno, sostituito dalla natura da un piastrone fibroso; malattia oggi denominata “agenesia totale dello sterno” che di solito porta il soggetto ad una morte precoce entro i primi tre anni di vita, in quanto lo scheletro non riesce a sostenere il corpo; la giovane Santa, invece, muore nel 1251 all’età di 18 anni.
Viene sepolta nella nuda terra del cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio detta oggi Crocetta. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla Sua tomba per pregare: guarigioni da cecità, da cadute, da malattie gravi. Nel 1252, dopo circa 18 mesi dalla Sua morte, visto il notevole afflusso di gente sulla Sua povera tomba ed il clamore sempre più crescente per i prodigi ed i miracoli ottenuti dai fedeli, le Autorità Cittadine ed il Clero chiedono al Papa Innocenzo IV di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa. Il Pontefice acconsente ed ordina la riesumazione del corpo disponendone la preventiva e canonica ispezione, secondo gli usi del tempo: il Corpo della Santa appare miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali era stata inghirlandata alla sua morte, fresche e profumate.Viene allora deciso di darle più onorata sepoltura all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio dove vi rimane per sei anni. Nel 1254 il Papa Alessandro IV non sentendosi più sicuro a Roma, teatro di tumulti tra le varie famiglie in lotta per il predominio sul territorio, decide di trasferire la Sede Papale a Viterbo, cosa che realizza nel 1257. Dopo qualche tempo dalla sua venuta sogna Rosa per ben tre volte. In queste apparizioni la giovane Santa dice al Papa di far trasferire il proprio Corpo nel vicino Monastero delle Clarisse, dove in vita aveva inutilmente chiesto di potere entrare. Il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione, il Papa, resosi conto che la figura che sognava e che gli parlava era veramente Rosa e considerando l’evento straordinario, accompagnato dai cardinali in una solenne processione, trasferisce il corpo incorrotto di Rosa nella vicina Chiesa delle Clarisse, affidandone a loro la custodia ed il culto.
Il corpo della giovane Santa viene chiuso in una preziosa urna con un’anta apribile in modo tale che i fedeli possano baciare la sua mano. Nel 1357 a causa di una candela caduta, scoppia un incendio all’interno della cappella dove è custodita la giovane Santa; l’urna viene completamente consumata dalle fiamme, come pure le vesti di Rosa e tutti i documenti e gli ornamenti che sono lì conservati, ma il suo Corpo rimane assolutamente indenne, solo annerito. Dopo più di 750 anni dalla Sua morte, recandosi nel bellissimo Santuario dedicato a Santa Rosa, è possibile vederla, perché il suo prezioso Corpo, custodito con amorevole cura dalle suore del Monastero è tutt’ora incorrotto; sono ben conservati il Sacro Cuore, gli organi interni, le masse muscolari e lo scheletro con ossa tutte in connessione anatomica. I viterbesi, suoi devoti concittadini, onorano ogni anno, fin dal lontano 1258 la loro amata Rosa, con dei festeggiamenti che uniscono popolo e autorità in una unica voce e in un unico sentimento di fede.



IL TRASPORTO DELLA MACCHINA DI SANTA ROSA:



La macchina di Santa Rosa consiste in una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta), alta circa trenta metri e pesante cinque tonnellate che la sera del 3 settembre viene sollevata e portata a spalla da un centinaio di robusti uomini detti "Facchini" lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato in vie, talvolta molto strette e piazze del centro cittadino, tra ali di folla in delirio con l'animo sospeso tra emozione, gioia e anche un certo timore.
Ma ogni descrizione riportata sulla carta o in video è pressoché inutile in quanto nulla può rendere l'idea se non assistere dal vivo al trasporto delle macchine di santa rosa,sempre capace di suscitare sensazioni nuove seppur nella ripetitività dell'evento che si compie ogni anno.

Le origini della Macchina risalgono agli anni successivi al 1258, quando, per ricordare la traslazione del corpo di S. Rosa dalla Chiesa di S. Maria in Poggio al Santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre per volere del papa Alessandro IV, si volle ripetere quella processione trasportando un'immagine o una statua della Santa illuminata su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali. Il modello attuale è nuovo (dal 2009) e si chiama "Fiore del Cielo" .

Il 3 settembre è una giornata tutta particolare per i viterbesi (ma anche per le moltitudini di turisti incuriositi che la manifestazione attira in massa ogni anno, sempre in numero maggiore), molti dei quali scendono in strada fin dalla mattina, ma lo è ancora di più per i facchini, gli "eroi per un giorno" che dal 1978 sono riuniti in sodalizio e si fregiano del titolo di Cavalieri di S. Rosa e che trasportano da sempre le varie macchine.

Dopo il pranzo essi, vestiti nella tradizionale divisa bianca con fascia rossa alla vita (il bianco simboleggia la purezza di spirito della patrona, il rosso i cardinali che nel 1258 traslarono il suo corpo), si recano in Comune dove ricevono i saluti delle autorità cittadine, poi vanno in visita a sette chiese del centro, infine in ritiro al convento dei cappuccini, dove il capofacchino impartisce loro le ultime indicazioni sul trasporto. Verso le 20, i Facchini preceduti da una banda musicale che intona il loro inno, partendo dal Santuario di Santa Rosa percorrono a ritroso il tragitto della Macchina, acclamati dalla folla, fino a raggiungere la Chiesa di S. Sisto, presso Porta Romana, accanto alla "mossa".
Qui viene impartita loro dal vescovo la cosiddetta benedizione in articulo mortis, che prende in considerazione eventuali incidenti e pericoli.

Le varie categorie di facchini, vale a dire i "ciuffi" (dal caratteristico nome del copricapo in cuoio che protegge la nuca agli uomini posizionati nelle nove file interiori), le"spallette" e le "stanghette" (i facchini occupanti le file esterne, rispettivamente laterali e anteriori e posteriori), vanno a prendere posto sotto le travi alla base della Macchina ed ai fatidici ordini del capofacchino "Sotto col ciuffo e fermi!", "Sollevate e fermi!" e quindi "Per Santa Rosa, avanti!" iniziano il difficile percorso.

Dopo cinque soste, i facchini devono compiere il grande sforzo finale: percorrere una ripida via in salita che conduce al Santuario. Viene effettuata quasi a passo di corsa, con l'aiuto di corde anteriori in aggiunta e di travi dette "leve" che spingono posteriormente. Quando la gigantesca torcia splendente è posata sui cavalletti di sostegno è stato compiuto un altro trasporto: è il trionfo di un'intera città. I volti dei facchini fino ad allora tesi e angosciati per la fatica del loro atto di devozione diventano sorridenti e commossi per la felicità. La Macchina di Santa Rosa rimane esposta per alcuni giorni successivi al 3 settembre, mentre l'urna dove è custodito il corpo della Patrona è visitata da migliaia di fedeli.

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The History:

Rosa was born in Viterbo in the year 1233, the historical context within which the young opera Santa sees the Emperor Frederick II undertook to gain control of Viterbo at the expense of the Papal States, so at that time the streets of the city shall provide the backdrop to bloody fighting between rival factions (Guelphs and Ghibellines), with sieges, armies and treaties of peace is not respected.
Rosa's parents, Catherine and John, have humble beginnings and educate the child with love and respect of God, following the teachings of St. Francis of Assisi.
The house where the young Santa lives with his parents is located near the Monastery of Poor Clares, where Rosa tries to get in, but coming from a poor family, this is denied, then decided to operate through the streets of Viterbo as a tertiary, leading a life of penance and charity toward the poor and the sick. Rose openly professes peace wandering the streets of the city, with the crucifix and other signs of piety.
This is his way of preaching, in a time where bitter fighting raged between opposing political factions, divided the minds of citizens, the Emperor decided to ban it with all his family.
Rosa lives in exile first in Soriano nel Cimino, and then returned to Viterbo Vitorchiano and only after the death of Frederick II (1250).Rosa was born with a rare and severe physical malformation characterized by complete absence of the sternum, replaced by the fibrous nature of a large plate; disease now known as "total agenesis of the sternum" which usually leads the subject to an early death within the first three years of life , because the skeleton is unable to support the body, the young Saint, however, died in 1251 at the age of 18 years.
Is buried in the earth of the cemetery of his parish of Santa Maria in Poggio Crocetta said today. From that day were many and continuous miracles obtained by the faithful who have gathered to pray on his grave: healings from blindness, from falling, from serious diseases. In 1252, after about 18 months after his death, given the large influx of poor people on his tomb and the growing clamor for the wonders and miracles obtained by the faithful, clergy and city officials are asking the Pope Innocent IV to promote the process of canonization of Rosa. The Pope agrees and orders the exhumation of the body by arranging for the prior inspection and canonical, according to the custom of the time: the Body of Santa appears miraculously incorrupt and even the roses with which he was crowned at his death, fresh, and then decided profumate.Vieneto give it more honorable burial in the church of Santa Maria in Poggio where he remained for six years. In 1254 Pope Alexander IV, no longer feeling safe in Rome, the scene of riots between the various families fighting for dominance in the area, decided to move the Papal See in Rome, which realizes in 1257. After some time from his dreams come Rosa three times. In these visions the young Santa tells the Pope to transfer his body to the nearby Monastery of Poor Clares, where life had vainly asked to be able to enter. On September 4, 1258, after the third appearance, the Pope, realizing that the figure who dreamed and talked to him and Rose was really considering the extraordinary event, accompanied by the Cardinals in a solemn procession, moved the body incorrupt in Pink nearby Church of the Poor Clares, entrusting to them the care and devotion.
The body of the young saint is enclosed in a precious urn with a door opening so that the faithful can kiss his hand. In 1357 due to a fall candle, a fire broke out inside the chapel where is kept the young Saint, the urn is completely consumed by flames, as well as the robes of pink and all documents and ornaments that are stored there , but his body remains absolutely unscathed, only blackened.After more than 750 years after his death, calling into the beautiful sanctuary, dedicated to Santa Rosa, you can see it, because his precious body, guarded with loving care by the nuns of the Monastery is still incorrupt, are well preserved the Sacred Heart, theinternal organs, muscles, and skeleton with all bones in anatomical connection. The Viterbo, his devoted countrymen, honored each year since 1258 away their beloved Rosa, with the celebrations that unite people and authorities in a single voice and a unique sense of faith.



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THE TRANSPORTATION OF THE MACHINE OF SANTA ROSA:


The machine consists of a Santa Rosa tower lit by torches and electric lights, made of light metal and modern materials such as fiberglass (which replaced a number of years the iron, wood and papier mache), about thirty feet high and heavy five tons on the evening of September 3 is lifted and carried on shoulders by a hundred strong men known as "Porters" along a path of just over one kilometer in structured ways, sometimes very narrow streets of the city center, among the crowd delirious with suspense between emotion, joy and even a certain fear.
But every description on paper or on video is almost useless because nothing can make your mind if you do watch the live transport of cars santa rosa, always able to arouse new feelings even in the repetition of the event which takes place every year .

The origins of the machine back to the years subsequent to 1258, when, to commemorate the transfer of the body of S. By the Church of St. Rose Maria Poggio in the sanctuary dedicated to her, took place Sept. 4 at the behest of Pope Alexander IV, it was decided to repeat the procession carrying a statue or a picture of Santa on a lighted canopy, which took for ever more colossal scale. The current model is new (since 2009) and is called "Flower of Heaven."

On 3 September is a very special day for Viterbo (but for the multitudes of curious tourists that the event attracts mass every year, always more), many of whom take to the streets since morning, but it is even more for the porters, the "heroes for a day" since 1978 in partnership together and bear the title of Knights of St. Rosa and always carrying the various machines.

After lunch they, dressed in traditional white uniform with red sash to life (the white symbolizes the purity of the spirit of the patron, the red of the cardinals in 1258 traslarono his body), go to town where they receive the greetings of the city authorities Then go visit the seven churches in the center, then in retreat at the convent of the Capuchins, where capofacchino give them the latest information on transportation. At about 20, Facchini preceded by a band that sings their anthem, starting from the Sanctuary of Santa Rosa traverse back through the route of the machine, cheered by the crowd, until you reach the Church of St. Sisto, near Porta Romana, close to the "movement".
Here is imparted to them by the so-called bishop blessing in danger of death, which takes into consideration possible accidents and dangers.

The various categories of porters, namely the "tufts" (the characteristic name of the leather hat that protects the neck to the men placed in the inner nine rows), the "shoulders" and "temples" (the carriers occupying the outer rows , respectively, side and front and rear), are to take place under the beams at the base of the machine and the fateful orders capofacchino "Under crested and firm!", "Lift and firm!" and then "For Santa Rosa, forward!" begin the difficult path.

After five stops, the porters have to take the big final effort: to climb a steep path that leads uphill to the shrine. Is made almost at a run, with the aid of strings in addition to front and beams called "levers" that push the rear. When the giant glowing torch is placed on support stands was taken another transport: the triumph of an entire city. The faces of the porters hitherto tense and anxious with the fatigue of their act of devotion, and moved to become smiling happiness. The machine of Santa Rosa is exposed for a few days after September 3, while the urn which houses the body of the patron is visited by thousands of faithful.

I SEGRETI DI NONNA MADDALENA

LA TUSCIA IN CUCINA!!!
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Le nonne sono le nonne. Oltre ad essere infinitamente pazienti, accomodanti e dolci, di solito hanno una qualità che le rende superiori a qualsiasi essere femminile esistente sulla Madre Terra.


SANNO CUCINARE. BENE. 
Ora, io ho una nonna di quelle che sanno cucinare, bene bene bene.
Certamente, se vivete tra l'Umbria, il Lazio e la Toscana conoscerete buona parte delle ricette che ho estorto a mia nonna. Si accettano consigli e correzioni sulle ricette che andrò a proporvi....ma ricordate...sono tutte sicuramente mischiate con l'ingrediente segreto di mia nonna...no non ve lo dico...se no che segreto è?

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LOMBRICHELLI



Ingredienti:

Farina di grano tenero, sale e acqua, sugo piccante o altri sughi a piacere




Come si prepara:
Fare un impasto con acqua e farina di consistenza media, maneggiando a lungo per renderlo ben omogeneo. Quando si deve cuocere una maggiore quantità di pasta, per evitare che durante la cottura i lombrichelli si attacchino l'uno con l'altro, oggi si aggiunge un uovo per ogni chilo di farina. Ciò contrasta però con la tradizione che vorrebbe queste paste alimentari casalinghe fatte soltanto con acqua e farina. Prelevare da quest'impasto, uno per volta, dei pizzicotti di pasta, dai quali sulla spianatoia ricavare a mano degli spaghettoni leggermente fusiformi del diametro di 3-4 mm. e di lunghezza intorno ai 15-20 cm. Lasciarli asciugare per qualche ora prima di metterli a cuocere in una pentola con abbondante acqua salata. Il sugo più usato, anche nel passato, era quello detto "piccante". Si fa soffriggere l'aglio in olio d'oliva, poi si aggiunge mezzo chilo di pomodori passati e un pezzetto di peperoncino, e si lascia insaporire per un'oretta, a fuoco basso e tegame coperto, aggiungendo acqua calda, se necessario, anche durante la cottura. Quando i "lombrichelli" saranno cotti, condirli con questo sugo e con l'aggiunta abbondante di formaggio pecorino. Il sugo piccante, che è il più semplice, veniva usato in alternativa al cosiddetto "sugo finto", che è fatto con il classico battuto e l'aggiunta del pomodoro. In alternativa venivano usati anche sughi con le salsicce, con il guanciale, coi fiori di finocchio o coi funghi.



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BUON APPETITO!!!




TUSCIA IN THE KITCHEN!
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Grandmothers are grandmothers. Besides being infinitely patient, accommodating and sweet, usually have a quality that makes them superior to any female being existing on Mother Earth.


COOKING KNOW. GOOD.
Now, I have a grandmother of those who know how to cook, well well well.
Certainly, if you live between Umbria, Lazio and Tuscany will know most of the recipes I exacted from my grandmother. We welcome suggestions and corrections on the recipes I'm going to offer you .... but remember ... all are definitely mixed with the secret ingredient of my grandmother ... no I will not tell ... otherwise what is the secret?

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Lombrichelli


Ingredients:
Wheat flour, salt and water, hot sauce or other sauces to taste


How to prepare:
Make a paste with water and flour medium consistency, wielding a long time to make it very smooth. When you have to bake a larger amount of pulp, to avoid that during cooking the lombrichelli sticking with one another, an egg today is added for each kilogram of flour.This clashes with the traditional housewives who would like these pasta made only with flour and water. Taken from quest'impasto, one at a time, to pinch of dough, from which derive by hand on a work surface of the spaghetti slightly spindle-shaped with a diameter of 3-4 mm. and a length of around 15-20 cm. Let them dry for a few hours before putting them to cook in a pot with salted water. The sauce used anymore, even in the past, what was said "spicy". You fry the garlic in olive oil, then add half a pound of crushed tomatoes and a bit of pepper, spice and leave for an hour over low heat and cover pan, adding hot water, if necessary, during cooking. When the "lombrichelli" are cooked, toss with the sauce and add plenty of cheese. The hot sauce, which is the simplest, was used as an alternative to the so-called "fake sauce", which is made with the classic wrought and the addition of the tomato. Alternatively were also used with sausage gravy, with bacon, with flowers of fennel or with mushrooms.